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Mantova Jazz ritorna e ricorda Wes Montgomery

Da oltre trent’anni Arci Mantova e Circolo del Jazz promuovono una delle più importanti e prestigiose rassegne jazz in Italia: Mantova Jazz. Il costante impegno di ricerca e sperimentazione ha permesso di rappresentare a Mantova alcuni tra i più grandi jazzisti al mondo, da Lee Konitz a Steve Lacy, da Tim Berne a Dave Douglas, da Bill Frisell a John Zorn, Jan Garbarek, Jim Hall, Wayne Shorter, senza dimenticare i grandi nomi del panorama italiano, come Enrico Rava, Stefano Bollani, Paolo Fresu, e mantovani, quali Mauro Negri, Simone Guiducci, Marco Remondini.

L’edizione di quest’anno si svolge dal 3 ottobre al 24 novembre ed è dedicata alla figura di Wes Montgomery, scomparso 50 anni fa e riconosciuto universalmente come uno dei maggiori chitarristi nella storia del jazz, capace di seguire ed evolvere la traccia lasciata dai grandi pionieri dello strumento.

I dieci anni che vanno dal 1958 al 1968 sono probabilmente i più propulsivi dell’ormai centenaria storia del jazz. Quel decennio veloce sarà così il palcoscenico ideale per la definitiva affermazione della chitarra come voce non più secondaria dell’estetica musicale del jazz.

Wes, in soli dieci anni, lascerà una traccia tanto profonda nell’immaginario chitarristico da affiorare, a tratti, perfino nella sintesi linguistica di Jimi Hendrix. La sua personalissima rivoluzione in punta di pollice si svolgerà in un ambito apparentemente ‘centrista’, equidistante sia dal fuoco furibondo del free jazz che dalle rarefazioni del tardo cool e della third stream music. Wes, dopo aver contribuito in modo sostanziale alla corsa del jazz verso la sua Luna, se ne andrà improvvisamente il 15 giugno del 1968. L’uomo, sulla Luna, arriverà un anno dopo, con un diverso Armstrong. Ma la chitarra di Montgomery era già lì da un decennio.

Ricordare i cinquant’anni dalla scomparsa di Wes Montgomery non potrà non voler dire dar vita ad un tentativo di esplorare lo stato dell’arte della chitarra come scatola dalle mille sorprese: fiero bastione del jazz più tecnicamente scintillante ed entusiasmante, quando imbracciata da un grande maestro come Pat Martino (24 novembre), o strumento in grado di introdursi nelle pieghe più profonde dei linguaggi popolari che hanno in qualche modo incrociato la loro vicenda con quella del jazz, come la grande musica brasiliana, nel caso dell’inimitabile Egberto Gismonti (25 ottobre). Ma anche strumento dalle risorse timbriche sorprendentemente infinite, capace di condurre le sperimentazioni compositive più aperte e onnivore, come quelle della geniale Mary Halvorson (11 novembre). L’omaggio più diretto a Wes sarà quello del formidabile trio di Fabio Zeppetella (17 novembre), che ricorderà, riprendendone il repertorio, il fondamentale Montgomery nelle sue splendide formazioni organistiche. Mantova Jazz 2018 è anche un’occasione per ricordare, a trent’anni dalla sua scomparsa, la figura di Roberto Chiozzini (3 ottobre) e per rendere omaggio alla sua generazione di curiosi sperimentatori, partiti con bebop e cool e arrivati a raccogliere le sfide, anche le più impervie, lanciate durante quel decennio irripetibile.

Mantova Jazz è organizzato da Arci Mantova e Circolo del Jazz ‘Roberto Chiozzini’ con il contributo del Comune di Mantova e il Conservatorio di Musica ‘Lucio Campiani’ e con il sostegno di Autoelite e Casa Poli.

Info e programma su mantovajazz.it