ROMA, 25 FEBBRAIO 2026 – Sono passati 3 anni dalla strage di Cutro. La notte tra il 25 e il 26 febbraio del 2023 sulla spiaggia di Steccato di Cutro, in provincia di Crotone, una imbarcazione con a bordo decine di persone, in prevalenza afghane, si schiantava a pochi metri dalla spiaggia provocando la morte di 94 persone più decine di dispersi.
Il processo contro il personale della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, che si è aperto a fine gennaio e con udienze in programma nei giorni del terzo anniversario della strage, andrà avanti nei prossimi mesi.
Ma, al di là degli esiti del processo, noi sappiamo che in quella occasione prevalse la volontà di operare un controllo di polizia anziché effettuare un salvataggio, con il risultato che 94 persone, tra cui 35 bambini, morirono a pochi metri dall’Italia e dall’Europa.
La vicenda ha segnato una delle pagine più vergognose della storia della nostra Repubblica.
A Cutro si riunì pochi giorni dopo la strage il Consiglio dei Ministri, votando in quella sede un Decreto Legge (DL 20/2023), quindi un provvedimento d’urgenza, che rappresentò un altro regalo ai trafficanti di cui la presidente del Consiglio aveva straparlato in quella occasione, dicendo di volerli perseguire in tutto il “globo terracqueo”.
Ma al governo di destra–destra non bastò all’epoca votare un Decreto Legge che andava esattamente nella direzione opposta a quella che serviva per evitare nuove stragi. Nessun Ministro, nessun esponente del Governo, senti il bisogno di andare a stringere la mano ai parenti delle vittime, arrivati da tutto il mondo, ai superstiti e, peggio ancora, di portare un fiore sulle 94 tombe distese nel Palazzetto dello Sport di Crotone.
Si è trattato di un atto esplicito di disumanizzazione di quelle persone, sulla cui sorte poco tempo prima, nell’agosto del 2021, dopo l’avvento dei talebani a Kabul, gli esponenti della destra avevano speso parole di grande solidarietà. Parole appunto.
I fatti, invece, hanno rappresentato con tutta evidenza un governo che considera le vite delle persone di origine straniera, in fuga da violenze e persecuzioni, come gli afghani e le afghane di quella nave, vite a perdere, sacrificabili sull’altare della propaganda, comprese quelle dei 35 bambini morti.
A distanza di 3 anni di quella strage resta solo un vago ricordo.
Noi invece, per la memoria e la dignità di quelle 94 persone e delle decine di dispersi, dei parenti delle vittime e dei sopravvissuti, non vogliamo e non possiamo dimenticare.
Non dimentichiamo le responsabilità politiche per il mancato salvataggio, ancor prima di quelle penali.
Non dimentichiamo la vergogna di un Decreto Legge fatto contro il diritto d’asilo e contro i diritti umani e a favore dei trafficanti di persone.
Non dimentichiamo la vergogna e l’imbarazzo per un governo che ha esplicitato quanto poco contano le vite di queste persone e di quanto sia più importante per loro la propaganda e l’ideologia xenofoba e razzista.