Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Nel Sahel il nuovo avamposto della guerra ai migranti

Gli incontri del 13 e 14 dicembre  hanno segnato un’accelerazione del progetto di difesa europeo, sempre più intrecciato con quello, già in atto, di esternalizzazione del controllo delle frontiere in Africa.

Una vera e propria guerra ai migranti, quella portata avanti dalle istituzioni europee – con Italia, Francia e Germania in testa – che schierano eserciti  e carrarmati per bloccare i flussi migratori nel deserto, per interessi elettorali interni e geostrategici esterni. Interessi che si concentrano sul Sahel, pedina centrale di uno scacchiere internazionale che si fa sempre più complesso. Il 13 dicembre, il Summit di Parigi, ha visto la formalizzazione della forza antiterroristica G5Sahel e il lancio della missione congiunta italo-francese in Niger. Il 14 dicembre, il Consiglio Europeo ha discusso come primo punto di sicurezza e difesa. È stata infatti  decisa sia la creazione di una cooperazione strutturata permanente (PESCO) in questo settore che l’istituzione di un Fondo Europeo per la difesa da adottare entro il 2018. Chi ha tenuto i fili di queste due operazioni sono Mogherini, artefice della riforma della difesa europea e dell’attuazione delle politiche di esternalizzazione, e il francese Macron che tiene le fila dell’intervento militare in Sahel.

Se l’operazione Italo-Francese ha una finalità dichiarata di controllo delle frontiere per il blocco dei migranti, quella del G5 invece evidenzia più il suo carattere di lotta al terrorismo, con i due fenomeni pericolosamente sempre più associati.  In violazione del protocollo di libera circolazione nello spazio CEDEAO, di cui il Niger fa parte, l’Italia stanzia uomini e mezzi nel nord del paese, a Madama. 470 uomini e 150 veicoli, per ora. L’operazione era già stata annunciata mesi fa, con il nome di Deserto Rosso, ma aveva trovato l’opposizione della Francia che con l’operazione Barkane ha sempre controllato quella regione. Dopo lunghe trattative, si è decisa una missione congiunta che lascerà sempre più spazio al nostro contingente.  L’Italia sta dunque giocando la carta delle migrazioni per assicurarsi un ruolo centrale in Africa. Gentiloni è stato chiaro su questo punto, affermando «È nel cuore dell’Africa la nuova frontiera del nostro interesse nazionale».  Un interesse militare, economico ed ovviamente elettorale. Obbiettivi, il blocco degli arrivi e l’apertura del mercato africano. Per l’operazione militare l’Italia aveva già stanziato 50 milioni di euro del suo Fondo Africa che andavano, dopo essere transitati dal Fondo Fiduciario Europeo, direttamente nelle casse del Ministero delle Finanze Nigerino, senza chiarezza sul reale utilizzo.

Un rischio quindi alto di distrazione di questi fondi da parte di un paese che resta, nonostante le risorse naturali, tra i più poveri al mondo.

Un interesse che si sta però giocando sulla pelle di uomini, donne e bambini per i quali il ‘muro’ che l’Italia e l’Europa stanno creando nel Sahel significherà un aumento dei rischi nelle rotte e una conseguente perdita di vite umane. I progetti di controllo della frontiera nel deserto del Teneré, finanziati con i fondi allo sviluppo confluiti nel Fondo Fiduciario Africano, avevano già dimostrato il loro impatto nefasto, costringendo i migranti ad affidarsi a reti più organizzate e quindi più spietate di traffico.  I racconti di quanti ce l’hanno fatta a raggiungere l’inferno libico parlano di cadaveri che sempre più popolano le sabbie del deserto.

Ai mezzi europei della guerra ai migranti nel deserto si affiancheranno quelli dell’operazione G5Sahel. Una forza militare che avrebbe come obbiettivo quello di combattere il terrorismo con un budget annuo di 400 milioni di euro. Il principale contributo è quello dell’Arabia Saudita, cui seguono Europa e Stati Uniti e poi gli Emirati Arabi. Un contributo verrà anche dai paesi del G5 (Mali, Niger, Mauritania, Burkina Faso e Ciad).

La relazione tra militarizzazione, lotta ai migranti e al terrorismo diventa cosi strutturale. Il Niger diviene il nuovo avamposto militare dell’Occidente. Nel mezzo migliaia di uomini, donne e bambini ostaggio della guerra ai migranti.