Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Oltre 700 ricercatori e studiosi si oppongono al programma di ricerca militare della UE

Gli accademici hanno aderito alla petizione Researchers for peace

È stata lanciata da una coalizione di organizzazioni del mondo scientifico e della pace l’iniziativa europea Researchers for Peace. Oltre 700 scienziati e accademici, la maggior parte provenienti da 19 dei 28 Paesi membri dell’UE, hanno firmato una petizione che invita l’Unione Europea a interrompere il finanziamento della ricerca militare. Chiedendo anche ai propri colleghi di unirsi all’iniziativa.

L’UE sta definendo il prossimo ciclo di budget ordinario prevedendo diversi miliardi di euro a favore della ricerca militare e lo sviluppo di armamenti.

I 700 ricercatori mettono in guardia rispetto alle conseguenze di un programma di ricerca e sviluppo per la tecnologia di nuovi armamenti. «L’istituzione di un programma di ricerca militare porterà ad una forte accelerazione della militarizzazione dell’UE – afferma il direttore esecutivo di Scientists for Global Responsibility – investire fondi europei nella ricerca militare non solo sposterà enormi risorse da aree di spesa dedicate alla pace, ma probabilmente alimenterà una nuova corsa agli armamenti minando la sicurezza sia in Europa che altrove».

I ricercatori che sostengono Researchers for Peace temono inoltre che il programma possa sottrarre finanziamenti destinati ad altre aree di ricerca. L’Europa ha una lunga tradizione di innovazione scientifica, ma  deve scegliere su quale sia la tipologia di ricerca che intende finanziare. L’UE dovrebbe continuare a concentrarsi sugli investimenti nelle aree di ricerca civili che migliorano la qualità della vita, contribuendo a risolvere problemi sanitari e ambientali e migliorando stabilità e uguaglianza nella società.

«Invece di fornire finanziamenti per nuove tecnologie militari, l’Unione Europea dovrebbe sostenere ricerche innovative che possano aiutare ad affrontare le cause profonde dei conflitti contribuendo nel contempo alla risoluzione pacifica dei conflitti, aggiunge Francesco Vignarca, Coordinatore della Rete Italiana per il disarmo, partner della mobilitazione  Researchers for Peace.

Le tecnologie militari che vengono sviluppate oggi sono quelle che daranno la forma alle guerre del futuro. L’Unione Europea ha già iniziato a sviluppare sistemi di armi letali autonome. Nonostante gli avvertimenti della comunità scientifica e del Parlamento Europeo, le decisioni relative allo sviluppo di sistemi militari autonomi sono state prese senza alcun dibattito pubblico. L’Unione Europea rischia così di esacerbare a livello mondiale una corsa agli armamenti autonomi, robotici e senza pilotaggio (i cosiddetti droni). Inoltre, c’è il rischio che ciò possa portare a un aumento delle esportazioni di armi verso regimi repressivi e alimentare i conflitti. Già oggi le armi prodotte all’interno dell’UE stanno facilitando le violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani in diverse zone di conflitto. Questi investimenti non aumenteranno la pace e la sicurezza: al contrario, peggioreranno solo le tensioni globali. Nel frattempo, la ricerca scientifica che potrebbe contribuire a prevenire conflitti violenti verrà trascurata e sottofinanziata».

Per ulteriori informazioni: segreteria@disarmo.org