Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Premio Nobel per la Pace 2017 a ICAN

Una cerimonia con tre donne e un unico obiettivo: l’eliminazione totale di tutte le armi nucleari

Domenica 10 dicembre a Oslo è stato premiato il nostro impegno di decenni per il disarmo nucleare! Entusiasmo alle stelle tra di noi, attivisti per la pace e il disarmo: in molte abbiamo i capelli bianchi e il nostro impegno risale agli anni della Guerra Fredda. Quindi è stato un piacere enorme vedere che la stragrande maggioranza degli attivisti arrivati da tutto il mondo erano giovani.

Le tre donne citate: Berit Reiss Andersen, presidente del Comitato norvegese dei Nobel. Nel presentare le motivazioni per il Premio ad ICAN questa avvocata e politica norvegese ha mostrato di conoscere bene le ragioni della nostra campagna. E di condividerle. In soli 10 anni ICAN è riuscita a mettere insieme una vasta coalizione di organizzazioni (468 in 101 paesi) e ha portato all’adozione da parte dell’Assemblea Generale delle N.U. di un Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, votato da 122 Stati. In particolare, la Reiss Andersen ha sottolineato la concretezza di ICAN, rigettando le critiche di utopismo. E ha affrontato un nodo cruciale: la Norvegia, come gli altri paesi della Nato, non ha intenzione di aderire al Trattato. Parlando di fronte alla famiglia reale norvegese e ai rappresentanti del governo, ha ribadito che ICAN lavora per il bene dell’umanità, sottintendendo che il governo sbaglia.

Beatrice Fihn, 35 anni, Direttrice Esecutiva di ICAN, ha ribadito che l’umanità e le armi nucleari non possono convivere su questo pianeta. Rivolgendosi a quegli Stati, come l’Italia, che non partecipano ai percorsi di disarmo nucleare, Fihn li ha sferzati: «Siete disposti a rendervi complici della vostra stessa distruzione e della distruzione di altri in vostro nome?»

Anche l’Italia potrebbe fare qualcosa per contribuire al disarmo nucleare, unendosi al percorso del Trattato. La nostra campagna Italia Ripensaci mira proprio a questo e anche a Oslo, insieme agli attivisti arrivati da tutto il mondo, ci siamo riuniti per programmare il futuro della campagna. Perché l’adozione del Trattato è senz’altro un successo, ma è solo il primo passo verso il disarmo nucleare. Adesso serve arrivare all’entrata in vigore (che avverrà alla ratifica da parte di 50 Stati), poi all’adesione anche di Stati membri della Nato e infine  al coinvolgimento delle potenze nucleari. Per la parte che riguarda noi italiani, stiamo lavorando con altri gruppi europei (Paesi Bassi, Germania, Belgio e Norvegia) per condividere azioni nei parlamenti. In Italia oltre 240 parlamentari hanno già aderito al Pledge di ICAN, un appello ad aderire al Trattato. I primi Consigli comunali hanno già adottato la mozione che chiede al governo di aderire al percorso. E ci sono moltissime iniziative in programma.

La terza donna è Setsuko Thurlow, una Hibakusha (sopravvissuta alla bomba di Hiroshima): oggi ha 85 anni e ha dedicato la sua vita alla messa al bando di tutte le bombe atomiche. Setsuko è il simbolo vivente di questa campagna, insieme agli altri Hibakusha disposti a testimoniare il ricordo della loro sofferenza. «Non ci siamo accontentati di essere vittime. Ci siamo rifiutati di aspettare che arrivasse l’esplosione definitiva che distruggerà il mondo. Ci siamo alzati in piedi e abbiamo condiviso le nostre storie di sopravvivenza. E abbiamo detto: L’umanità e le armi nucleari non possono convivere sullo stesso pianeta».