Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Società civile palestinese, israeliana ed europea chiedono la fine dell’assedio a Gaza

Organizzazioni palestinesi, israeliane , internazionali ed europee scrivono, per la prima volta insieme, una lettera aperta per chiedere la fine dell'assedio a Gaza

Lettera aperta a Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e a Johannes Hahn, Commissario europeo per la politica di vicinato e i negoziati per l’allargamento, ai Ministri degli Esteri dell’Unione Europea

Oggetto: Chiusura illegale di Israele e blocco della Striscia di Gaza ai sensi del diritto internazionale

Stiamo scrivendo riguardo alla situazione allarmante nella Striscia di Gaza, per invitarvi a sollecitare le autorità israeliane a revocare la chiusura e il blocco da oltre un decennio imposto ai 2 milioni di residenti nella Striscia di Gaza.

Le proteste di massa, che hanno avuto luogo nella Striscia di Gaza dal 30 marzo, hanno causato la morte di almeno 135 palestinesi, oltre 14.000 feriti e un sistema sanitario già precario vicino al punto di rottura. Queste proteste hanno portato rinnovata attenzione internazionale sulla situazione insostenibile che prevale nella Striscia di Gaza causando un senso di frustrazione e disperazione diffuse dopo 11 anni di chiusura illegale, tre offensive militari israeliane e oltre mezzo secolo di occupazione militare. Mentre Israele continua a inasprire le restrizioni di Gaza, i recenti eventi hanno messo in chiaro che la situazione sul terreno non migliorerà a meno che la comunità internazionale non affronti urgentemente la causa principale: la chiusura illegale di Israele in violazione del diritto internazionale.

I due milioni di persone che vivono a Gaza non hanno accesso ad acqua potabile, hanno elettricità limitata e sono sottoposti a restrizioni estensive alla libertà di movimento. Israele nega spesso o ritarda i permessi a coloro che cercano assistenza medica vitale fuori da Gaza, mentre gli ospedali mancano di risorse adeguate e devono affrontare una cronica penuria di forniture mediche. Inoltre, il governo palestinese sta imponendo misure punitive contro i residenti a Gaza, compresi i tagli alle forniture di elettricità per più di 6 mesi, e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Temiamo che questa situazione peggiorerà rapidamente in vista dell’attesa riduzione o sospensione dei servizi di emergenza essenziali dell’UNRWA, dato che i due terzi della popolazione complessiva di Gaza sono rifugiati.

L’Unione Europea ha compiuto importanti sforzi per migliorare le condizioni socioeconomiche di Gaza, attraverso il finanziamento sostanziale di progetti umanitari e di sviluppo volti a ricostruire le infrastrutture distrutte di Gaza. L’UE ha anche cercato di facilitare il processo di unità palestinese per anni. Nonostante queste misure, la situazione della popolazione palestinese a Gaza è oggi molto più vicina al baratro di un disastro umanitario di quanto non sia mai stata.

L’assistenza finanziaria da sola non invertirà questa tendenza accelerata e non rispetterà i diritti fondamentali dei palestinesi a Gaza. Dato che l’interesse per un maggiore aiuto umanitario cresce a livello internazionale, temiamo che non possa esserci uno sviluppo efficace e aiuti umanitari finché Israele continuerà la sua chiusura illegale. Il meccanismo di ricostruzione di Gaza è in gran parte fallito poiché il suo funzionamento era radicato nelle politiche illegali di chiusura e blocco imposte dalle autorità israeliane. Ci si può aspettare che soluzioni simili generino lo stesso risultato. Il blocco di oltre un decennio e l’isolamento della Striscia di Gaza devono essere risolti affinché la situazione umanitaria sia adeguatamente affrontata.

Come rappresentanti di organizzazioni internazionali, europee, israeliane e palestinesi per i diritti umani e lo sviluppo, esortiamo i leader europei a riconoscere chiaramente la responsabilità primaria di Israele per la chiusura illegale e il blocco della Striscia di Gaza, che è la causa principale della mancanza di sviluppo e a una forma di punizione collettiva vietata dal diritto internazionale. È tempo che l’Unione europea prenda misure sostenibili per assicurare “una fine immediata e incondizionata al blocco e alla chiusura della Striscia di Gaza e “una piena apertura dei punti di attraversamento”, in linea con le sue politiche di vecchia data, con gli obiettivi umanitari e con gli obblighi relativi ai diritti umani.

Restiamo in attesa di un vostro cortese riscontro su questa lettera.

I firmatari della lettera:

Adalah – the Legal Center for Arab Minority Rights in Israel

Al Haq

Al Marsad, Arab Human Rights Centre in Golan Heights

Al Mezan Centre for Human Rights

Amnesty International

Associazione Ricreativa e Culturale Italiana (ARCI)

Broederlijk Delen

Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS)

CIDSE

CNCD-11.11.11

EuroMed Rights

Gisha – Legal Center for Freedom of Movement

International Federation for Human Rights (FIDH)

Jerusalem Legal Aid and Human Rights Center (JLAC)

La Plateforme des ONG françaises pour la Palestine

Lawyers for Palestinian Human Rights (LPHR)

Médecins du Monde

Medical Aid for Palestinians (MAP)

Medico International

Palestinian Center for Human Rights (PCHR)

Physicians for Human Rights–Israel (PHR-I)

Trocaire

[1] Documentazione OCHA disponibile su https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-snapshot-casualties-context-demonstrations-and-hostilities-gaza-30-march-12

[2] Il Primo Ministro Netanyahu ha annunciato la chiusura del valico di Kerem  il 9 Luglio, disponibile su https://www.haaretz.com/israel-news/netanyahu-israel-to-close-gaza-s-only-commercial-crossing-1.6255071

[3] Vedi il rapporto annuale 2017 di Al Mezan Center for Human Rights 2017 disponibile su http://mezan.org/en/post/22532

[4] Comunicato stampa congiunto, disponibile su http://mezan.org/en/post/22378

[5] https://www.map.org.uk/campaigns/emergency-actionagaza-health-system-is-close-to-collapse and https://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=23236&LangID=E

[6] Vedi aggiornamento del LPHR Giugno  2018: https://lphr.org.uk/blog/the-gaza-electricity-crisis-continues-june-2018-update/

[7] Report annual del Palestinian Centre for Human Rights 2017 http://pchrgaza.org/en/?p=10596

[8] Vedi il report dell’UNRWA sulla situazione a Gaza https://www.unrwa.org/newsroom/emergency-reports/gaza-situation-report-226

[9] In accord con il report della World Bank di marzo  2018, “Any effort at economic recovery and development must address the impacts of the current closure regime.” Available at http://www.worldbank.org/en/news/press-release/2018/03/15/a-sustainable-recovery-in-gaza-is-not-foreseen-without-trade

[10] A/HRC/34/36 paragrafo 36, https://documents-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/G17/018/18/PDF/G1701818.pdf?OpenElement. Le punizioni collettive sono espressamente proibite dall’Articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra così come dal diritto internazionale consuetudinario

[11] Vedi l’ultima risoluzione del Parlamento Europeo sulla situazione nella Striscia di Gaza (Aprile 2018) http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&language=EN&reference=P8-TA-2018-0176

[12] Vedi le ultime conclusion del Condiglio sul processo di pace in Medio Oriente (Gennaio 2016) http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2016/01/18/fac-conclusions-mepp/