Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Xiao: ho lasciato la Cina, i miei genitori, la mia casa e il mio lavoro nel 2014

L'appartenenza religiosa è stata causa della persecuzione della sua famiglia

Come mi chiamo?  Xiao

Quanti anni ho? 29

Da dove vengo? Dalla Cina, più precisamente dal distretto di Hengdong

Qual è la mia storia?

Ho lasciato la Cina, i miei genitori, la mia casa e il mio lavoro nel 2014. Provengo da una famiglia di ristoratori e, insieme alla mia famiglia, lavoravo nel nostro ristorante. Oltre che grandi lavoratori però i miei genitori sono anche sempre stati di religione cristiana e la nostra appartenenza religiosa è stata la causa della nostra persecuzione. In Cina non esiste la libertà di culto. Nel 2013 abbiamo ricevuto intimidazioni da parte delle autorità locali finalizzate a farci chiudere l’attività come atto punitivo del nostro riunirci nelle case per pregare. Non abbiamo ceduto.

Nel 2014 l’intimidazione è diventata imposizione: cinque poliziotti hanno portato via i miei genitori e li hanno trattenuti per una settimana vessandoli con minacce e aggressioni. Abbiamo dovuto pagare molti soldi per farli uscire. In cambio non avremmo più dovuto aprire il ristorante.

La nostra famiglia ha così iniziato a soffrire. Eravamo sotto stretto controllo. I miei genitori hanno fatto in modo che io e mio fratello ci allontanassimo. Nonostante ciò sono stata rintracciata mentre ero a un incontro con delle consorelle: sono scappata dalla finestra e per non farmi trovare mi sono nascosta nella spazzatura.

Ho usato i risparmi della mia famiglia per ottenere un visto e raggiungere l’Italia e chiedere protezione.

Perché mi hanno riconosciuto la protezione umanitaria?

Perché l’Italia ha riconosciuto che se fossi tornata in Cina avrei incontrato non solo le difficoltà tipiche di un nuovo radicamento territoriale, ma mi sarei trovata in una condizione di specifica estrema vulnerabilità anche solo a causa delle scelte di vita quotidiana.