Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

L’11 novembre 1918 venne firmato l’armistizio di Compiègne che pose fine ai combattimenti della prima guerra mondiale. Cento anni dopo, oltre 50 organizzazioni tra cui l’Arci, hanno sentito il bisogno di trovarsi in Austria, a Klagenfurt/Celovec, per parlare di pace partendo proprio da quei ‘ricordi scomodi’ e divisivi. Nelle terre dell’Alpe Adria quest’esigenza è particolarmente forte, in quanto zona devastata da quei combattimenti, dove ancora le montagne portano i segni dei mortai e le lingue parlate sono più numerose dei confini che ancora la dividono.

Le parole di John Lennon, War is over, if you want it, danno il titolo all’iniziativa nella quale è stato presentato e discusso il Manifesto dell’Alpe Adria 1918 – 2018, un documento ambizioso che vuole porre le basi per processo ampio che porti ad una Regione transnazionale di pace,  laboratorio per un’Europa pacifica e accogliente.

In molti si sono alternati sul palco del Kärntner Landesarchiv per portare il loro contributo alla discussione, a partire da Anna Baar, scrittrice austriaca di famiglia slovena che parla proprio di quella strana condizione in cui negli anni si sono trovati gli abitanti di queste terre, divisi da confini politici mutevoli, osteggiati perché appartenenti ad una minoranza linguistica, una delle svariate presenti tra Austria, Friuli Venezia Giulia e Slovenia.

Ignacija Fridl Jarc, intellettuale e filologa slovena, incalza parlando alla platea della resistenza degli intellettuali sloveni contro il linguaggio violento della guerra e di come questi ci danno l’esempio di come quello che la guerra divide, la pace unisce, oltre ogni confine.

Ultimo degli interventi principali è stato quello di Anna Di Gianantonio, ricercatrice e storica nonché presidente dell’ANPI di Gorizia/Gorica/Görz.

Città dai tre nomi, città in cui la cortina di ferro passava fisicamente, tagliata in due e separata dalla gemella jugoslava.

Werner Wintersteiner, primo firmatario del manifesto e direttore d’orchestra della convention insieme a Marjan Sturm, fa la sintesi e porta il dibattito all’analisi del presente e alla tavola rotonda Prospettive della regione Alpe Adria che ha il compito di declinare il manifesto al futuro e vede confrontarsi Horst Peter Grossd dell’Universitäts Club, Ernest Petrič, diplomatico sloveno e il ‘nostro’ Franco Uda.

La discussione è appassionata e coinvolgente. Vengono analizzati i punti del manifesto e inquadrati nella realtà geopolitica della regione, emergono proposte concrete, si approfondisce quale debba essere la declinazione del tema della pace. L’obiettivo posto dal manifesto di Klagenfurt è ‘utopia realizzabile’ se tutti lo vorremo, If you want per l’appunto.

Chiudono gli interventi brevi, tutti molto sentiti ed efficaci ai fini del dibattito. In particolare accende gli animi quello di Sergio Cargnelutti, presidente Legambiente FVG che propone la creazione di un parco naturale trasfrontaliero che unisca quelli già esistenti sulle Alpi rendendole montagne non più divisive, ma simbolo stesso dell’unione dei popoli e delle culture che vivono nell’Alpe Adria.

Finisce la giornata, ma non la discussione che prosegue nell’atrio. Ci si dà l’arrivederci in tutte le lingue d’Europa e appuntamento per un 2019 che sia continuazione di quanto appena iniziato.