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XIV Congresso Ucca: il cinema come esperienza nell’era della rivoluzione digitale

Si è svolto a Piacenza l’1 e 2 dicembre scorsi il Congresso nazionale Ucca, che ha confermato alla guida per altri 4 anni il presidente Bobo Roversi. Nell’intervista di seguito, una traccia del percorso svolto finora e dei prossimi obiettivi in programma.

 

Sei stato confermato alla guida di Ucca per il tuo secondo mandato: come si è sviluppata la rete associativa dei circoli rispetto a quattro anni fa, anche in considerazione dell’evoluzione del comparto cinematografico?

Sono stati quattro anni di trasformazione tumultuosa del comparto audiovisivo, soprattutto per l’approdo e la definitiva affermazione delle grandi piattaforme di streaming, a partire da Netflix e Amazon. In sostanza si è scatenata una vera e propria ‘guerra dei contenuti’ da consumare nel salotto di casa. Lo schermo si è ristretto, per così dire, ridotto alle dimensioni di un tablet o di uno smartphone. Uno scenario prevedibile e, sotto certi aspetti, inevitabile. Ma Ucca non è certo una setta di luddisti e ha risposto alla rivoluzione digitale con le sue armi, che sono quelle dell’aggregazione e della visione condivisa.

In primis ha operato una serrata ricognizione sui territori per mappare tutte le sue associazioni operanti anche nei piccoli centri e nelle periferie. In secondo luogo ha disseminato titoli di qualità di ‘cinema del reale’ che non trovano spazio nei multiplex, né tanto meno nelle televisioni generaliste o nelle piattaforme web. Infine, ma questa è una convinzione personale: davvero il futuro sarà fatto di monadi solitarie intristite davanti a un device? Il paradigma della fruizione dei contenuti è cambiato e, presto o tardi, è destinato a cambiare di nuovo. L’uomo è un animale sociale, definito dalle relazioni con gli altri e dalla sua meravigliosa profondità.

 

Quali esigenze sono emerse dai soci che hanno partecipato al Congresso e in che modo l’associazione si porrà rispetto ad esse?

Vorrei premettere che è stato un Congresso vero, partecipato, in cui tutti i delegati hanno avuto la possibilità di descrivere la situazione dei loro territori, le eccellenze ma anche le criticità.

Impreziosito dalla proiezione di un film sui migranti di stringente attualità (Styx del regista austriaco Wolfgang Fischer) e dal panel Il cinema come esperienza nell’era della rivoluzione digitale che ha dato voce ad ospiti qualificati, da Francesco Ranieri Martinotti, presidente nazionale degli Autori Cinematografici al distributore Paolo Minuto, dal direttore del periodico specializzato FilmTv Giulio Sangiorgio al ricercatore Nicola Curtoni, autore del libro Alla ricerca della sala.

Dalla platea congressuale mi è sembrato di cogliere una forte preoccupazione per la temperie politica in corso nel Paese, con particolare riferimento alle discriminazioni che numerose amministrazioni di destra appena insediate stanno riservando ai nostri circoli. Da più parti sono infatti stati riferiti atteggiamenti, che spesso si sono tradotti in provvedimenti concreti, di totale chiusura nei confronti delle nostre associazioni.

Dal momento che le prossime tornate elettorali potrebbero peggiorare il quadro complessivo, non posso che immaginare da parte nostra un’azione di contrasto radicale, a partire dalla disseminazione di cultura e consapevolezza, unici antidoti all’attuale, imperante disprezzo per la conoscenza e la competenza.

 

Nel documento congressuale si analizza la crescente difficoltà delle sale cinematografiche a competere con le opportunità offerte dalle piattaforme web e in generale dal facile reperimento in rete (spesso illegale) di contenuti audiovisivi. Come si supera lo scontro ‘sala vs salotto’?

Con un modello totalmente alternativo di fruizione, che fa leva sulla natura aggregativa dei nostri circoli. La proiezione non è mai fine a se stessa, ma accompagnata da incontri con autori, attori e produttori, introduzioni alla visione di esperti, testimonianze qualificate, rapporti costanti con esponenti della società civile, gruppi di interesse e di altri soggetti che compongono il tessuto socio-culturale del territorio, intrecci con Università, Terzo Settore e reti di volontariato. Senza ovviamente dimenticare che siamo un’associazione culturale, ma anche ricreativa: e quindi le proiezioni sono spesso affiancate o precedute da altri eventi: sonorizzazioni, dj-set, performance. E aggiungo: con scommesse vinte che non erano affatto scontate, come le proiezioni dei grandi classici restaurati e quelle in lingua originale con sottotitoli, che tanto hanno contribuito a generare un salutare rimescolamento del pubblico, attirando studenti universitari e, più in generale, giovani probabilmente abituati a fruire contenuti digitali sul web. In definitiva, trasformando la semplice proiezione in un’esperienza, sensoriale prima di tutto, ma anche emotiva, sociale, conviviale.

 

Il pubblico è ancora alla ricerca di socialità, lo dimostra il successo delle arene estive promosse da numerosi circoli Ucca, che riescono a garantire proiezioni di qualità per tutta la durata dei mesi estivi. Quali altre esigenze emergono dal pubblico di oggi?

La prossimità. Avere una sala vicino casa dove poter vedere film di qualità. Se sono state le monosale le prime strutture a chiudere i battenti, ora è il momento dei multiplex, che stanno lasciando scoperte intere aree del Paese. Città come Frosinone o Rovigo sono completamente desertificate. E questa può rappresentare una grande opportunità per molti nostri circoli, evidentemente più resilienti alle avversità di questo frangente storico e diventati l’unico riferimento cinematografico per l’intera cittadinanza. È un’occasione importante, da cogliere, sia per rafforzare il nostro ruolo e la nostra visibilità sui territori, sia come strumento di sviluppo associativo.