Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

L’unica offerta: posti in emergenza. Ecco perché li rifiutiamo

L’Arci di Roma sta sostenendo la lotta della comunità sudanese di via Scorticabove.

Insieme al nostro circolo di Pietralata e a Nonna Roma aiutiamo anche  materialmente il presidio.

Il nostro festival Roma incontra il mondo ha messo e metterà a disposizione il suo palco per dare visibilità alle loro istanze.

Di seguito il documento scritto dai rifugiati dopo l’ultimo incontro del Tavolo istituzionale con il Comune di Roma

 

Dopo lo sfratto del 5 luglio e dopo quasi 20 giorni  di presidio permanente in via Scorticabove, il 23 luglio abbiamo incontrato l’assessora alle politiche sociali del Comune di Roma, Laura Baldassarre.

A questo secondo appuntamento del Tavolo istituzionale abbiamo riaffermato le nostre tre rivendicazioni fondamentali: non si può risolvere la nostra situazione attraverso la ‘risposta emergenziale’ dei centri istituzionali temporanei; non si può più parlare di ‘accoglienza’, trovandoci in Italia da ben 15 anni; deve essere riconosciuto il ruolo sociale che la nostra comunità ha svolto in questi anni.

Per questo abbiamo rifiutato l’unica proposta che la Giunta ha messo in campo, ossia offrire un posto alloggio temporaneo  presso i centri istituzionali. Proposta che non tiene conto di un percorso di autonomia da noi faticosamente attuato.

Abbiamo ricordato all’assessora che la cooperativa cui era stata data in gestione l’accoglienza nell’immobile di via Scorticabove non solo non ha mai realizzato quei servizi – come scuola di italiano e supporto nella ricerca di lavoro – cui era preposta ma non ha neanche provveduto al pagamento delle utenze e dell’affitto; non a caso è finita nell’inchiesta di ‘Mafia Capitale’. Quindi, le abbiamo fatto presente che alle attività previste abbiamo provveduto da soli, seguendo corsi di lingua e di formazione professionale, cercando lavori per sopravvivere dignitosamente. Dopo l’abbandono dell’immobile da parte della cooperativa, abbiamo intrapreso un percorso di autogestione, creando un fondo comune per pagare le utenze e per rispondere ai bisogni primari di chi si trovava in difficoltà; prestando servizi di assistenza per i richiedenti asilo appena arrivati in città.

Abbiamo fatto tutto questo contando solo sulla nostra comunità, avviando sperimentazioni di mutualismo e sopperendo alle mancanze istituzionali.

Noi, dunque, non eravamo ‘fragili’, lo siamo diventati dopo lo sfratto avvenuto per colpa di una cooperativa disonesta, lasciata operare nel completo silenzio delle istituzioni competenti.

Uno sfratto di cui l’amministrazione capitolina era a conoscenza, avendo la stessa assessora Baldassarre effettuato un censimento nell’immobile di via Scorticabove nel febbraio 2018 ma non avendo, poi, instaurato una collaborazione con noi inquilini per immaginare già allora soluzioni strutturali.

Per questo, ora, non possiamo accettare di essere risucchiati nei circuiti dell’accoglienza emergenziale, spazzando via la nostra conquistata autonomia e la nostra esperienza di solidarietà ed autogestione.

Nell’incontro del 23 luglio abbiamo dimostrato all’assessora Baldassarre che è possibile adottare una soluzione che mantenga unita la nostra comunità, preservando l’importante lavoro sociale svolto in questi anni. Si tratta di una proposta che prevede l’assegnazione alla nostra comunità di un bene pubblico inutilizzato, per avviare una sperimentazione di rigenerazione urbana e di co-hounsing.

L’abbiamo presentata all’assessora Baldassare, corredata da normativa di riferimento (legge regionale sulla rigenerazione urbana); da valutazioni sulla sostenibilità finanziaria (fondo sociale europeo; pon metropolitano; fami); dalla richiesta di effettuare un appello ai municipi per la ricognizione dei beni pubblici dismessi esistenti, con l’individuazione di una struttura -‘Tenuta del Cavaliere’- su cui effettuare una immediata verifica della disponibilità.

L’assessora si è dimostrata propensa a vagliare la proposta, rimandando però la possibilità di avviare una co-progettazione sul co-housing a una richiesta di parere da parte dell’Avvocatura di Stato.

Questione che ci preoccupa rispetto ai tempi di rilascio del parere richiesto, constatando inoltre che la normativa regionale di riferimento non pone limiti rispetto alla possibilità di una co-progettazione, che rientra tra gli strumenti giuridici di cui un’amministrazione può servirsi.

Il prossimo incontro con l’assessora è fissato per lunedì 6 agosto. Auspichiamo che in quella sede si possa sciogliere il punto giuridico della fattibilità di un’assegnazione con l’individuazione di un bene su cui avviare tale sperimentazione. Noi annunciamo già che ci presenteremo a tale incontro con la prima bozza di un progetto di co-housing, che verrà elaborato col contributo delle realtà solidali e di alcuni docenti universitari. Un progetto in cui non parleremo solo di alloggi per la comunità ma anche di servizi ed attività che intendiamo offrire e dell’avvio di sperimentazioni di start-up.

Speriamo davvero che la Giunta capitolina dimostri la volontà di avviare un progetto che potrebbe rappresentare una conquista innovativa non solo per noi rifugiati ma per l’intera città di Roma.

Nel frattempo, noi continuiamo a rimanere in presidio permanente a via Scorticabove, sotto minaccia di sgombero.

Rimaniamo per strada, convinti che sia necessario lottare per la nostra dignità e autodeterminazione e vi invitiamo a venire a trovarci, per conoscerci e sostenerci.

D’altronde la battaglia che stiamo portando avanti racconta della possibilità di realizzare una nuova idea di convivenza, della capacità di una comunità – che ha subito sulla propria pelle le conseguenze della mala-accoglienza – di avviare dei percorsi di autonomia ed autogestione; della volontà di preservare il lavoro di mutualismo e di poterlo potenziare.

Una sfida ambiziosa che abbiamo intenzione di vincere e che vogliamo condividere con tutti coloro che vorranno essere con noi solidali.

 

La Comunità sudanese di via Scorticabove